04/2022 OBBLIGO VACCINALE OPERATORI SANITARI

IMPORTANTE !!!!

 

 

ADEMPIMENTI EX ART. 4 DEL D.L. 1° APRILE 2021, N. 44,

CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA LEGGE 28 MAGGIO 2021,  N. 76 E S.M.,

IN MATERIA DI OBBLIGO VACCINALE DA PARTE DEI PROFESSIONISTI SANITARI
 

 

Si fa riferimento alla nota congiunta n. 255/2022 del 26 febbraio u.s., con la quale codeste Federazioni hanno formulato richiesta di indicazioni, termini e modalità per l’assolvimento dell’obbligo vaccinale anti SARS-CoV-2 da parte dei professionisti sanitari, per rappresentare, alla luce delle recenti disposizioni introdotte in materia dal decreto legge 24 marzo 2022, n. 24, quanto segue.

Sulla questione, come noto, la scrivente, con nota n. 2992 del 17 febbraio u.s., ha a suo tempo fornito, per quanto di competenza, prime indicazioni tese a risolvere la segnalata situazione di “disorientamento” creatasi a seguito dell’inserimento in Piattaforma nazionale – DGC dell’informazione sulla guarigione dei professionisti, inizialmente non presente nella base dati.

A seguito delle successive interlocuzioni con codeste Federazioni, e preso atto delle proposte pervenute con la citata nota congiunta, si è ritenuto utile effettuare un ulteriore approfondimento giuridico per venire incontro alle difficoltà evidenziate, in gran parte risolte dal citato intervento normativo.

In particolare, l’Ufficio Legislativo del Ministero della salute, tenuto conto delle valutazioni tecniche da parte della competente Direzione generale della prevenzione sanitaria, ha precisato le modalità con le quali gli Ordini possono tenere conto, in fase istruttoria e ai fini della verifica dell’assolvimento dell’obbligo, dell’eventuale intervenuta guarigione del professionista, come di seguito riportato.

 

“1) Incertezza sui termini dai quali decorre l’obbligo di somministrazione della dose di richiamo

In relazione alle riferite incertezze sull’individuazione dei termini di decorrenza dell’obbligo di somministrazione della dose di richiamo, si conferma che i professionisti sanitari risultano inadempienti qualora, allo scadere dei 120 giorni dalla conclusione del ciclo vaccinale primario, non abbiano effettuato la dose di richiamo.

Quanto appena rappresentato è precisato nella circolare del Ministero della salute 59207-24/12/2021-DGPRE cui rinvia l’articolo 4, comma 1, del decreto-legge n. 44 del 2021, ai sensi del quale le vaccinazioni devono essere eseguite nel rispetto delle indicazioni e dei termini previsti con circolare del Ministero della salute”.

Si evidenzia che il decreto-legge n. 172 del 2021, pubblicato il 26 novembre u.s., nell’estendere l’obbligo in questione alla dose di richiamo, ha già previsto un congruo lasso temporale per l’adeguamento, ponendo il dies a quo dell’obbligo al 15 dicembre 2021. In aggiunta, va tenuto in debita considerazione l’ulteriore termine di venti giorni dalla ricezione dell’invito da parte degli Ordini, concesso - per l’effettuazione della dose - nell’ambito della verifica ai sensi dell’articolo 4, comma 3, del decreto-legge n. 44 del 2021.

“2) Incertezza sui termini dai quali decorre l’obbligo di somministrazione dell’unica dose nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2

In relazione alla decorrenza dell’obbligo di somministrazione dell’unica dose per i professionisti con pregressa infezione da SARS-CoV-2, le Federazioni chiedono di precisare se sia ancora valida la circolare del Ministero della salute – Direzione generale della prevenzione sanitaria prot. n. 8284 del 3 marzo 2021, con la quale è stato chiarito che nei confronti dei soggetti mai vaccinati e guariti dall’infezione è possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-SARS-CoV-2/COVID-19, “purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa”; le Federazioni invitano a chiarire anche se l’obbligo per i professionisti decorra a partire dall’intervallo minimo e, quindi, dopo 90 giorni dall’infezione; inoltre, per il caso in cui la menzionata circolare fosse ancora valida, chiedono di chiarire se la stessa trovi applicazione anche per l’ipotesi di infezione entro i 14 giorni dalla prima dose.

Al riguardo, l’Ufficio Legislativo ha confermato che “per i soggetti mai vaccinati che hanno contratto l’infezione da SARS-CoV-2 documentata da un test diagnostico positivo, è indicata la vaccinazione, a partire da tre mesi (90 giorni) dalla data del test diagnostico positivo, con possibilità di somministrare un’unica dose di vaccino bidose in caso di soggetti non immunocompromessi, sempre che non siano trascorsi più di 12 mesi dalla guarigione (data di fine isolamento). Oltre i 12 mesi dalla guarigione, è raccomandata la somministrazione di un ciclo completo primario (a due dosi per i vaccini bidose o singola dose di vaccino monodose). In ogni caso è possibile comunque procedere con ciclo bidose; in altri termini, anche in caso di pregressa infezione, chi lo desideri può ricevere due dosi di vaccino bidose come ciclo vaccinale primario (cfr. circolari prot. n. 8284-03/03/2021-DGPRE, prot. n. 32884-21/07/2021-DGPRE e prot. n. 40711-09/09/2021-DGPRE).

Nel caso di intervenuta infezione da SARS-CoV-2 entro 14 giorni dalla somministrazione della prima dose di vaccino bidose, per completare il ciclo primario occorre la somministrazione di una seconda dose; la prima data utile è individuata considerando 3 mesi (90 giorni) dalla data del test diagnostico positivo; la somministrazione dovrà comunque avvenire preferibilmente entro 6 mesi (180 giorni) dalla data del test diagnostico positivo (cfr. circolari prot. n. 40711-09/09/2021-DGPRE e prot. n. 8284- 03/03/2021-DGPRE). In questo caso, vale l’indicazione di 3 mesi (90 giorni) come prima data utile per effettuare la vaccinazione, in quanto tali soggetti vengono equiparati a coloro che hanno avuto la sola infezione.

Da quanto precede, discende che il professionista sanitario deve essere considerato inadempiente all’obbligo vaccinale qualora non effettui la dose in questione alla prima data utile (90 giorni) indicata nelle circolari menzionate.

Ciò alla luce di quanto prescritto dal menzionato articolo 4, comma 1, del d.l. n. 44 del 2021, che, come si è visto, rimanda alle indicazioni e ai termini stabiliti con circolare del Ministero della salute, e tenuto conto anche del disposto di cui all’articolo 4-quater, comma 2, dello stesso decreto-legge, che - sebbene nell’ambito della specifica disciplina dell’obbligo vaccinale introdotta per gli ultracinquantenni -, prevede espressamente, per il caso di infezione, il differimento della vaccinazione fino alla prima data utile, elevando una cautela sanitaria a principio di carattere generale, estensibile, come tale, a tutte le ipotesi di obbligo vaccinale”.

In relazione alla posizione di coloro che risultino non aver completato il ciclo primario o di quanti non hanno effettuato la dose di richiamo, nel rispetto delle tempistiche indicate, codeste Federazioni hanno chiesto di chiarire se la sopraggiunta positività al virus SARS-CoV-2 possa assumere rilievo, rispettivamente, nel corso dell’istruttoria di verifica dell’adempimento dell’obbligo vaccinale, ai sensi dell’articolo 4, comma 3, del d.l. n. 44 del 2021, e, una volta dichiarata la sospensione, ai sensi dell’articolo 4, comma 4, del medesimo decreto-legge, ai fini di una eventuale revoca, anche temporanea, della misura.

Sul primo aspetto, l’Ufficio Legislativo del Ministero della salute ha rappresentato che “Fermo restando quanto rappresentato, sentito lo scrivente Ufficio legislativo, con la nota di Codesto Ufficio prot. n. 2992 del 18 febbraio 2022 in ordine alla verifica delle vaccinazioni effettuate cui sono tenuti gli Ordini, per il tramite delle Federazioni nazionali, mediante la Piattaforma nazionale-DGC, si rammenta che nella fase del “contraddittorio” preventivo, disciplinata dall’articolo 4, comma 3, del decreto-legge n. 44 del 2021, l’Ordine invita il professionista che risulti non vaccinato a presentare, entro cinque giorni dalla ricezione dell’invito, la documentazione comprovante l’effettuazione della vaccinazione oppure l’attestazione relativa all’esenzione ovvero la presentazione della richiesta di vaccinazione da eseguirsi entro un termine non superiore a venti giorni dalla ricezione dell’invito o la documentazione comprovante l’insussistenza dei presupposti per l’obbligo vaccinale.

Al riguardo, è opportuno chiarire preliminarmente che, nei soggetti che hanno contratto una infezione da SARS-CoV-2 successivamente al completamento del ciclo primario, è comunque raccomandata la dose di richiamo (booster) a distanza di almeno 4 mesi (120 giorni) dalla data del test diagnostico positivo (cfr. circolari del Ministero della salute prot. n. 56052-06/12/2021-DGPRE e prot. n. 59207-24/12/2021-DGPRE); inoltre in caso di infezione da SARS-CoV-2 in soggetti mai vaccinati, come pure in caso di soggetti che hanno contratto l’infezione da SARS-Cov-2 entro 14 giorni dalla somministrazione di una dose di vaccino bidose, è comunque raccomandata l’effettuazione della vaccinazione a distanza di 3 mesi (90 giorni) (cfr. circolare del Ministero della salute prot. n. 8284-03/03/2021-DGPRE).

Pertanto, l’intervenuta infezione non rientra tra le ipotesi di “insussistenza dei presupposti per l’obbligo vaccinale” (cfr. art. 4, comma 3, decreto-legge n. 44 del 2021) documentabili in corso di contradditorio, al fine di escludere la necessità di ulteriori dosi e non fa pertanto venire meno la condizione di soggetti inadempienti in capo a coloro che non hanno assolto all’obbligo nelle tempistiche a tal fine previste.

Tanto premesso, per quanto rileva in questa sede, il professionista non ancora vaccinato secondo le tempistiche dettate dalla circolare del Ministero della salute, che risulti, quindi, inadempiente, ha la possibilità di evitare la sospensione fornendo dimostrazione dell’intervenuta richiesta di vaccinazione da effettuare entro 20 giorni dalla data di ricezione dell’invito”.

“Nell’ipotesi in cui l’interessato dimostri che il ritardo nella somministrazione del richiamo o della dose non sia allo stesso imputabile - poiché, al contrario, riferibile a variabili esterne, come ad es. l’organizzazione dei servizi vaccinali - l’Ordine potrà valutare eccezionalmente di soprassedere all’adozione del provvedimento di sospensione, per il tempo strettamente necessario alla somministrazione già prenotata.

In continuità e in coerenza con quanto appena rilevato, si ritiene parimenti legittimo il differimento della vaccinazione sino allo spirare del termine indicato dalle menzionate circolari del Ministero della salute, anche oltre il termine di 20 giorni indicato all’articolo 4, comma 3, in tutti i casi in cui ciò sia imposto dalla misura di cautela sanitaria connessa all’infezione; una tale opzione trova conforto nel dato normativo ricavabile sia dall’articolo 4, comma 1, laddove per la disciplina dell’obbligo vaccinale rinvia ai termini e alle indicazioni stabilite con circolare del Ministero della salute, sia nell’articolo 4-quater, comma 2, del decreto-legge n. 44 del 2021, che, come si è visto, - sebbene nell’ambito della peculiare disciplina dell’obbligo vaccinale introdotto per gli ultracinquantenni -, nella parte in cui prevede il differimento fino alla prima data utile per il caso di infezione, esprime un principio di carattere generale, estensibile a tutte le ipotesi di obbligo vaccinale.

Più nel dettaglio, la somministrazione di un vaccino anche al fine dell’adempimento dell’obbligo vaccinale per gli esercenti le professioni sanitarie e per gli operatori di interesse sanitario non può ritenersi esigibile:

- per 90 giorni a partire dalla data del test diagnostico positivo in caso di infezione da SARS-CoV-2 in soggetti mai vaccinati e in caso di soggetti che hanno contratto l’infezione da SARS-Cov-2 entro 14 giorni dalla somministrazione di una dose di vaccino bidose;

- per 120 giorni dalla data del test diagnostico positivo in caso di infezione successiva al completamento di un ciclo primario.

Pertanto, l’Ordine competente, verificata la sussistenza dei presupposti appena illustrati, non dovrà sospendere coloro che risultino inadempienti all’obbligo vaccinale, qualora questi ultimi comprovino la prenotazione della vaccinazione a ridosso della scadenza del termine minimo di differimento della somministrazione previsto dalle circolari ministeriali (90 giorni o 120 giorni, secondo l’indicazione sopra riportata).

In altri termini, il termine legale di 20 giorni dovrà essere differito in relazione alla prima data utile per la somministrazione della dose, nel rispetto della richiamata tempistica e tenuto conto dell’organizzazione dei servizi vaccinali.

Resta inteso che, una volta effettuata la vaccinazione, per evitare la sospensione, il professionista dovrà fornire all’Ordine, immediatamente e comunque non oltre 3 giorni, la certificazione attestante l’adempimento dell’obbligo vaccinale”.

Diversamente, per coloro che sono già sospesi, in quanto inadempienti, come noto l’articolo 4, comma 5, del decreto-legge n. 44 del 2021, nella versione previgente, aveva previsto che la sospensione di cui al comma 4 restasse efficace fino alla comunicazione da parte dell’interessato del completamento del ciclo vaccinale primario e, per i professionisti che non avessero completato il ciclo, fino alla comunicazione della somministrazione della dose di richiamo. La disposizione, quindi, non contemplava l’ipotesi di intervenuta guarigione da Covid-19 ai fini di una eventuale revoca della sospensione, con i conseguenti dubbi interpretativi posti dalle federazioni in ordine all’”an” ed al “quomodo” della citata ipotesi di reintegra provvisoria.

Il Legislatore è ora intervenuto sulla fattispecie e, con il decreto legge 24 marzo 2022, n. 24, ha, come anticipato sopra, introdotto una ulteriore ipotesi di cessazione degli effetti del provvedimento di sospensione dall’esercizio della professione.

In particolare, l’art. 8, comma 1, lett. b), n. 2), ha disposto, proprio ad integrazione del comma 5 dell’articolo 4 del decreto legge 1° aprile 2021, n. 44, che “In caso di intervenuta guarigione l’Ordine professionale territorialmente competente, su istanza dell’interessato, dispone la cessazione temporanea della sospensione, sino alla scadenza del termine in cui la vaccinazione è differita in base alle indicazioni contenute nelle circolari del Ministero della salute. La sospensione riprende efficacia automaticamente qualora l’interessato ometta di inviare all’Ordine professionale il certificato di vaccinazione entro e non oltre tre giorni dalla scadenza del predetto termine di differimento”.

La specifica previsione prevede dunque un ulteriore subprocedimento del percorso di accertamento dell’assolvimento degli obblighi vaccinali riservato e rimesso alla responsabilità dei singoli Ordini professionali rispetto ai propri iscritti.

 IL CAPO DI GABINETTO
Tiziana Coccoluto

 

ISTANZA DI CESSAZIONE DELLA SOSPENSIONE DALL'ESERCIZIO DELLE PROFESSIONI SANITARIE
AI SENSI DELL'ART. 8 DL 24/2022

 

Il/La sottoscritto/a …………………………………………………………………………………………………………, n. iscrizione …………………… albo/elenco speciale ad esaurimento …………………………………………… residente in …………………………… (……), via/piazza …………………………………………………………… c.a.p. ………………

visto

che ai sensi dell’art. 8 DL 24/2022 “In caso di intervenuta guarigione l’Ordine professionale territorialmente competente, su istanza dell’interessato, dispone la cessazione temporanea della sospensione, sino alla scadenza del termine in cui la vaccinazione è differita in base alle indicazioni contenute nelle circolari del Ministero della salute. La sospensione riprende efficacia automaticamente qualora l’interessato ometta di inviare all’Ordine professionale il certificato di vaccinazione entro e non oltre tre giorni dalla scadenza del predetto termine di differimento.”;

chiede

a Codesto Ordine di disporre la cessazione temporanea della sospensione dall’esercizio delle professioni sanitarie di cui all’art. 4, comma 4, DL 44/2021, convertito, con modificazioni, dalla l. 76/2021 e s.m.i., e a tal fine

dichiara

(scegliere una delle alternative)

di non aver effettuato alcuna delle dosi della vaccinazione obbligatoria anti-SARS-CoV-2;

che in data …/…/…… ha effettuato la dose unica della vaccinazione obbligatoria anti-SARS-CoV-2;

che in data …/…/…… ha effettuato la prima dose della vaccinazione obbligatoria anti-SARS-CoV-2, senza poi effettuare la dose di completamento del ciclo vaccinale primario;

che in data …/…/…… ha effettuato la prima dose della vaccinazione obbligatoria anti-SARS-CoV-2, e in data …/…/…… ha effettuato la dose di completamento del ciclo vaccinale primario;


che in data …/…/…… ha contratto l’infezione da SARS-CoV-2;

di essere consapevole che la cessazione temporanea della sospensione non incide sull’inadempimento dell’obbligo vaccinale;

di essere consapevole che, qualora la presente istanza dovesse essere accolta, la sospensione dall’esercizio delle professioni sanitarie riprenderà efficacia automaticamente qualora il sottoscritto non provveda a trasmettere all’Ordine il certificato di vaccinazione entro e non oltre tre giorni dalla scadenza del termine in cui la vaccinazione è differita in base alle indicazioni contenute nelle circolari del Ministero della salute;

di essere consapevole che, in caso di accoglimento della presente istanza, l’Ordine non provvederà a darne comunicazione al datore di lavoro ma si limiterà ad aggiornare l’eventuale annotazione della sospensione sull’albo.

Il sottoscritto allega documentazione comprovante quanto dichiarato.


Luogo/data …………………, ……/……/…………

                                                                                   Sottoscrizione ………………………………………

 

Ai fini dell’applicazione della cessazione temporanea della sospensione prevista dall’art. 8 del decreto-legge n.24/2022 di seguito sono riepilogati i termini di differimento della vaccinazione anti-SARS-CoV-2 conseguenti all’infezione da SARS-CoV-2 ai sensi delle Circolari del Ministero della salute prot. n. 8284 del 3.3.2021, n. 40711 del 9.9.2021, n.56052 del 6.12.2021 e n. 59207 del 24.12.2021.

 

 

Dosi somministrate Evento Termini del differimento e di somministrazione
della dose booster
Nessuna dose Infezione

Differimento di 90 gg. dalla contrazione dell’infezione per la somministrazione della dose di completamento del ciclo vaccinale primario1

Successivamente 120 gg. dalla somministrazione della dose di completamento del ciclo vaccinale primario per la somministrazione della dose booster3.

1° dose vaccino infezione entro 14 gg. dalla somministrazione della 1° dose di vaccino2

Somministrazione della dose di completamento del ciclo vaccinale primario da effettuarsi a 90 gg. dalla contrazione dell’infezione1.

Successivamente 120 gg. dalla somministrazione della dose di completamento del ciclo vaccinale primario per la somministrazione della dose booster3.

1° dose vaccino infezione oltre 14 gg. dalla somministrazione della 1° dose di vaccino2 120 gg. dalla contrazione dell’infezione per la somministrazione della dose booster3.
Ciclo vaccinale primario Infezione 120 gg. dalla contrazione dell’infezione per la somministrazione della dose booster3.

 

1  Cfr. Circ. Ministero della salute prot. n. 8284 del 3.3.2021.

2  Cfr. Circ. Ministero della salute prot. nn. 40711 del 9.9.2021, 56052 del 6.12.2021.

3  Cfr. Circ. Ministero della salute prot. nn. 56052 del 6.12.2021 e 59207 del 24.12.2021.

 

12/2021    CONSIGLIO DI STATO, DECRETO N. 06401/2021 - OBBLIGO VACCINALE PERSONALE SANITARIO

11/2021     CERTIFICAZIONI DI MALATTIA E OBBLIGO DI GREEN PASS - CIRCOLARE FIMMG

11/2021     INOSSERVANZA OBBLIGO VACCINALE - CIRCOLARE FIMMG 

11/2021     COMUNICAZIONE N. 211 DEL 27.10.2021 - OGGETTO: CONSIGLIO DI STATO, SENTENZA N. 7045/2021 - OBBLIGO VACCINALE OPERATORI SANITARI

10/2021     SOSPENSIONE ESERCIZIO PROFESSIONALE PER MANCATA VACCINAZIONE

10/2021     MODALITA' DI RILASCIO DELLE CERTIFICAZIONI DI ESENZIONE ALLA VACCINAZIONE ANTI SARS-COV-2

07/2021     OBBLIGO DI VACCINAZIONE PER LA PREVENZIONE DELL'INFEZIONE DA SARS-COV-2 

 

 

12/2021 CONSIGLIO DI STATO, DECRETO N. 06401/2021

OBBLIGO VACCINALE PERSONALE SANITARIO

Si ritiene opportuno segnalare che il Consiglio di Stato con decreto n. 06401/2021 ha  affermato che per valutare il bilanciamento tra la pretesa del personale sanitario a non vaccinarsi e l'esigenza essenziale di protezione della salute collettiva, la prevalenza del diritto fondamentale alla salute della collettività rispetto a dubbi individuali o di gruppi di cittadini sulla base di ragioni mai scientificamente provate, assume una connotazione ancor più peculiare e dirimente allorché il rifiuto di vaccinazione sia opposto da chi, come il personale sanitario, sia - per legge e ancor prima per il cd. "giuramento di Ippocrate" - tenuto in ogni modo ad adoperarsi per curare i malati, e giammai per creare o aggravare il pericolo di contagio del paziente con cui nell'esercizio dell'attività professionale entri in diretto contatto.

Il Consiglio di Stato ha inoltre precisato che anche sotto il profilo del danno irreparabile esso sarebbe incomparabilmente più grave per la collettività dei pazienti e per la salute generale, rispetto a quello lamentato dall'operatore sanitario sulla base di dubbi scientifici certo non dimostrati a fronte delle amplissimamente superiori prove.

Si trasmette per opportuna conoscenza il decreto indicato in oggetto invitando gli Ordini, nell'ambito della propria competenza territoriale, a darne la massima diffusione in considerazione della rilevanza della fattispecie trattata.

Roma, 03 dicembre 2021

IL PRESIDENTE
Dott. Filippo Anelli

icon Scarica il decreto n. 06401/2021 del Consiglio di Stato

 

 

11/2021 CERTIFICAZIONI DI MALATTIA E OBBLIGO DI GREEN PASS


Consiglio Provinciale di Alessandria

Negli ultimi giorni, in coincidenza con l’entrata in vigore del green pass obbligatorio per accedere ai luoghi di lavoro, pare siano state molte in tutt’Italia le certificazioni di malattia richieste ai propri medici di famiglia con lo scopo di aggirare tale obbligo: esse servirebbero ai pazienti per guadagnare tempo, nella vana speranza che cambino le regole imposte dal Governo, anche se è assai più probabile che l’INPS, dal 15 ottobre al 31 dicembre, decida invece di non pagare l’indennità di malattia a chi non ha effettuato la vaccinazione oppure a coloro per i quali non sono ancora trascorsi i fatidici 15 giorni dopo la prima dose di vaccino.

Non si tratta di un problema nuovo: già in passato si presentò la stessa situazione in concomitanza con uno sciopero dei dipendenti dell’Alitalia ed anche allora, come oggi, furono inquisiti dalla Magistratura un buon numero di medici, ritenuti compiacenti od addirittura collusi con i pazienti, salvo proscioglierli del tutto dopo poche settimane «per non aver commesso il fatto». E’ infatti di pochi giorni fa la notizia che ben 41 medici di Catanzaro abbiano ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura della Repubblica; ma credo che anche oggi, come allora, verrà dimostrata, e ne sono convinto, la loro completa estraneità ai fatti.

Si tratta di un fenomeno difficilmente controllabile, che rischia di allargarsi a macchia d’olio e che potrebbe portare ad un aumento delle certificazioni ben oltre quel 5- 7% che pare essere la percentuale di aumento di quest’ultima settimana; anche se devo dire che, facendo anch’io questo lavoro, tutto questo grande aumento di certificazioni proprio non l’ho visto: i miei pazienti, a cui in questi giorni ho certificato uno stato di malattia, erano già vaccinati e solo uno aveva fatto una sola dose circa una settimana prima. D’altronde, per spiegare questo picco di assenze dal lavoro esistono anche altre cause, dato che le temperature si sono abbassate e sono arrivati i primi virus stagionali, in concomitanza con un certo allentamento delle misure di distanziamento e di protezione dal Covid19 rispetto all’anno scorso.

Ancora oggi, come ai tempi dello sciopero di Alitalia, si vuol far finta di dimenticare che l’esplosione delle certificazioni di malattia in relazione a situazioni contingenti non è un problema legato alla compiacenza dei medici di famiglia, ma ad un sistema normativo «truccato» che obbliga il medico a certificare (e cioè a «rendere vero») ciò che «certificabile» non è. Il medico dovrebbe infatti limitarsi a certificare solo ciò che riesce a constatare direttamente nell’espletamento della sua professione, mentre oggi di fatto viene obbligato dal sistema a certificare una sintomatologia soggettiva riferita dal paziente che non è assolutamente obiettivabile. Ma tant’è; di autocertificazione dei primi giorni di malattia da parte dei pazienti non se ne vuol parlare poichè manca la volontà politica di affrontare il problema, pertanto le cose continueranno ad essere così ancora per lungo tempo.

Fatte queste premesse, sappiamo tutti che i principali disturbi lamentati dai pazienti per ottenere una certificazione di malattia sono la stanchezza, il malessere diffuso, una sintomatologia gastroenterica che li avrebbe costretti a fare la notte in bianco (come il vomito e/o la diarrea), i sintomi simil-influenzali oppure, per le donne, la dismenorrea: tutte patologie difficilmente obiettivabili, ma che devono essere per forza certificate dal medico se vogliono essere indennizzate dall’Istituto di Previdenza Sociale.

Credo che non sia necessaria una laurea per capire che se un paziente accusa un forte mal di testa, asserendo di non poter andare al lavoro, il medico non ha alcun modo per constatare direttamente la veridicità di tale asserzione e può solo certificare questo stato di presunta malattia in virtù del rapporto fiduciario che ha con il suo assistito. Ma sappiate che se questo rapporto fiduciario viene tradito, il medico ha a tutti gli effetti una valida ed incontestabile motivazione per procedere allla revoca del paziente.

In definitiva, fintanto che le cose rimarranno così, nessun medico potrà mai essere validamente accusato di essere colluso con il paziente, salvo prova contraria tutta da dimostrare.

Ma io credo che il problema vero non sia tanto la presunta e poco realistica compiacenza, bensì il fatto che la mediaticità di tale vicenda porterà ad accendere i riflettori della ribalta sul problema delle certificazioni di malattia per il lavoratori dipendenti, con il rischio di far venire alla luce il più pericoloso dei comportamenti che un medico possa mettere in atto: la certificazione «telefonica» in assenza del paziente; ecco pertanto il motivo del mio intervento e della necessità dell’invio di questa circolare.

Costante giurisprudenza ha infatti ormai chiarito, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, che nessun medico può redigere una certificazione senza aver prima visitato un paziente, fatte salve le cosiddette certificazioni anamnestiche (patente di guida e porto d’armi); qualora lo facesse, incorrerebbe nel reato di falso ideologico, con l’aggravante del fatto che a commetterlo è un pubblico ufficiale: ce n’è abbastanza per giocarsi completamente la cosiddetta condizionale, poichè la pena minima è quella di due anni di carcere. Scusate se è poco.

Non esiste neanche il fatto che il paziente sia stato visitato qualche giorno prima e per telefono si proceda soltanto ad un lieve prolungamento della prognosi: la V Sezione Penale della Cassazione, con sentenza n. 18.867/2012, ha sancito che i medici di famiglia non possono prorogare per telefono i certificati di malattia neppure se hanno visitato il paziente pochi giorni prima, ma devono sempre verificare di persona la persistenza dello stato di malattia. «Non è consentito al sanitario effettuare valutazioni o prescrizioni semplicemente sulla base di dichiarazioni effettuate per telefono dai suoi assistiti», affermano i giudici, rilevando che sono quindi del tutto «irrilevanti le considerazioni sulla effettiva sussistenza della malattia o sulla induzione in errore da parte della paziente».

Una sentenza inflessibile, che conferma il verdetto emesso il 14 febbraio 2011 dalla Corte d’Appello di Milano nei confronti di un nostro collega lombardo e che ribadisce un concetto peraltro già chiaro da tempo, ma che troppo spesso viene affrontato con leggerezza durante l’esercizio della professione e che è foriero di gravi conseguenze giudiziarie, spesso sottovalutate con grande superficialità da molti colleghi.

Alessandria, 25 ottobre 2021

Il Segretario Provinciale Generale
Federico Torregiani

 

 

11/2021 INOSSERVANZA OBBLIGO VACCINALE


Consiglio Provinciale di Alessandria

Cari colleghi,

su delibera dell'ASL di Alessandria e con informativa che riceveranno presto dal nostro Ordine professionale, alcuni Medici di Medicina Generale della nostra Provincia verranno sospesi nei prossimi giorni dal diritto di svolgere l'attività di Assistenza Primaria ai sensi dell’ACN del 23/03/2005 e s.m.i., a causa dell'inosservanza dell’obbligo vaccinale introdotto dall’Art. 4 del D.L. 44/2021 (convertito in Legge il 28 maggio 2021 n. 76).

Tutto questo avrà luogo con decorrenza immediata e fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza, fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31.12.2021. Dopo tale data il rischio reale sarà quello della completa risoluzione del rapporto convenzionale; ma questo non è ancora sicuro, anche se verosimilmente sarà previsto da un nuovo apposito provvedimento legislativo attualmente in itinere; per i dipendenti pare invece che sia previsto il licenziamento.

Vorrei far notare che per il periodo di sospensione di cui sopra non è dovuta la retribuzione e nessun altro compenso od emolumento, comunque determinato (blocco totale dei compensi, arretrati compresi, qualora dovuti); ed inoltre il periodo di sospensione non potrà essere considerato utile ai fini dell’anzianità di servizio e del trattamento previdenziale. In altri termini questi colleghi ci rimetteranno non solo dal punto di vista economico tout court, ma anche dal punto di vista strettamente pensionistico.

Chi non dovesse ottemperare a quanto comunicato dall'ASL e dall'Ordine dei Medici e dovesse continuare a ricevere comunque i propri pazienti, incorrerà nel reato di "esercizio abusivo della professione medica" (Art. 348 del Codice Penale), che è un reato a procedura d'ufficio (il magistrato è pertanto obbligato ad intervenire sempre e comunque) ed è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da € 10.000 a € 50.000. La vaccinazione anti-SARS-COV2 è diventato infatti un requisito essenziale per poter svolgere la professione medica e difficilmente si potrà tornare indietro.

Invito pertanto chi dovesse trovarsi in queste condizioni ad ottemperare al più presto agli obblighi previsti dalla legge ed alle intimazioni che avrà certamente già ricevuto dall'ASL, perchè il danno che subirà a causa di questo provvedimento sarà piuttosto consistente e non potrà sperare, e lo dico a scanso di equivoci, in nessun tipo di appoggio e/o di aiuto da parte del nostro Sindacato.

Il Segretario Provinciale Generale
Federico Torregiani

 

11/2021     COMUNICAZIONE N. 211 DEL 27.10.2021 - Oggetto: Consiglio di Stato, sentenza n. 7045/2021 - Obbligo vaccinale operatori sanitari

Si ritiene opportuno segnalare che il Consiglio di Stato con sentenza n. 7045/2021 ha affermato che “La vaccinazione obbligatoria selettiva introdotta dall’art. 4 del d.l. n. 44 del 2021 per il personale medico e, più in generale, di interesse sanitario risponde ad una chiara finalità di tutela di questo personale sui luoghi di lavoro e, dunque, a beneficio della persona, secondo il principio personalista, ma a tutela degli stessi pazienti e degli utenti della sanità, pubblica e privata, secondo il principio di solidarietà, che anima la Costituzione, e più in particolare delle categorie più fragili e dei soggetti più vulnerabili (per l’esistenza di pregresse morbilità, anche gravi, come i tumori o le cardiopatie, o per l’avanzato stato di età), che sono bisognosi di cura ed assistenza, spesso urgenti, e proprio per questo sono di frequente o di continuo a contatto con il personale sanitario o sociosanitario nei luoghi di cura e assistenza. La ratio di questa specifica previsione si rinviene non solo nelle premesse del d.l. n. 44 del 2021, laddove si evidenzia «la straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni per garantire in maniera omogenea sul territorio nazionale le attività dirette al contenimento dell’epidemia e alla riduzione dei rischi per la salute pubblica, con riferimento soprattutto alle categorie più fragili, anche alla luce dei dati e delle conoscenze medico-scientifiche acquisite per fronteggiare l’epidemia da COVID-19 e degli impegni assunti, anche in sede internazionale, in termini di profilassi e di copertura vaccinale», ma nello stesso testo normativo dell’art. 4, quando nel comma 4 richiama espressamente il «fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza». Il Consiglio di Stato inoltre precisa che la «relazione di cura e fiducia tra paziente e medico», secondo l’art. 1, comma 2, della l. n. 219 del 2017, è il fulcro della prestazione sanitaria e si fonda sul consenso informato nel quale si incontrano l’autonomia decisionale del paziente e la competenza, l’autonomia professionale e la responsabilità del medico, responsabilità non secondaria né trascurabile nella tutela del paziente che viene a contatto con lo stesso medico e il personale sanitario. Nel dovere di cura, che incombe al personale sanitario, rientra altresì il dovere di tutelare il paziente, che ha fiducia nella sicurezza non solo della cura, ma anche nella sicurezza di chi cura e del luogo in cui si cura, e questo essenziale obbligo di protezione di sé e dell’altro, connesso al dovere di cura e alla relazione di fiducia, non può lasciare il passo a visioni individualistiche ed egoistiche, non giustificate in nessun modo sul piano scientifico, del singolo medico che, a fronte della minaccia pandemica, rivendichi la propria autonomia decisionale a non curarsi. In conclusione, il Consiglio di Stato rileva che “Correttamente il legislatore infatti, nel comma 1 dell’art. 4, ha stabilito che la vaccinazione costituisce requisito essenziale per l’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative dei soggetti obbligati. Questa previsione risponde non solo ad un preciso obbligo di sicurezza e di protezione dei lavoratori sui luoghi di lavoro, a contatto con il pubblico, obbligo che, secondo una tesi dottrinaria autorevole, già discenderebbe in questa fase di emergenza – ma il tema è discusso – dall’applicazione combinata della regola generale di cui all’art. 2087 c.c. e dalle disposizioni specifiche del d.lgs. n. 81 del 2008, ma anche, come detto, al principio, altrettanto fondamentale, di sicurezza delle cure, rispondente ad un interesse della collettività (art. 32 Cost.)”.
In conclusione, al fine di consentire un esame più approfondito della fattispecie in esame si allega il testo integrale della sentenza indicata in oggetto (All.n.1).

Cordiali saluti

IL PRESIDENTE
Dott. Filippo Anelli

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10/2021      SOSPENSIONE ESERCIZIO PROFESSIONALE PER MANCATA VACCINAZIONE

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  Agli Ordini Professionali delle professioni sanitarie

SOSPENSIONE ESERCIZIO PROFESSIONALE PER MANCATA VACCINAZIONE

Adempimenti ex art. 4 Legge 28 maggio 2021 nr. 76

Risulta che, ricevuta comunicazione dell’Azienda Sanitaria Locale competente dell’accertata inosservanza dell’obbligo vaccinale, l’Ordine professionale di appartenenza del personale sanitario in questione, comunichi all’interessato l’automatica sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2.

La legge nr. 76/21, in considerazione della situazione di emergenza epidemiologica da SARS-Cov-2, al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza, per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario, di cui all’art. 1, comma 2, della legge 1° febbraio 2006, n. 43, che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socioassistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, nelle parafarmacie e negli studi professionali, stabilisce che sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita per la prevenzione dell’infezione da SARS-Cov-2.

La vaccinazione costituisce requisito essenziale per l’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni

lavorative dei soggetti obbligati.

La legge, per quanto concerne gli Ordini professionali, non limita la sospensione allo svolgimento di quelle prestazioni o mansioni che implichino contatti interpersonali. Tale requisito è posto al datore di lavoro nel valutare la possibilità di rimansionamento.

Per l’Ordine vale il disposto che la vaccinazione è requisito essenziale per l’esercizio della professione, analogamente al possesso del titolo abilitativo.

Ne consegue che il sanitario che, in assenza del requisito della vaccinazione, continuasse ad esercitare la professione potrebbe incorrere nella violazione del disposto dell’art. 348 c.p.

Questa disposizione completa, sul piano sanzionatorio, la scelta normativa di esercitare un controllo sull’esercizio di professioni che abbiano particolare rilievo per la comunità mediante un formale provvedimento di abilitazione ed iscrizione in albo/elenco che garantisca la qualità professionale del singolo esercente.

Si tratta di norma penale in bianco, destinata quindi, a vedere integrato il precetto con le singole discipline delle professioni.

A far data dal 1° aprile 2021 la disciplina della professione sanitaria è stata integrata dal nuovo precetto posto dall’art. 1 comma 1, della Legge nr. 76/2021, perchè l’interesse tutelato è, evidentemente, quello pubblico di garanzia di controllo dell’esercizio della professione da parte di chi sia in possesso dei necessari requisiti di idoneità e di capacità. L’interesse è, quindi, della amministrazione che, in questo caso, rappresenta in modo particolare la comunità.

La mancata vaccinazione costituisce quindi inidoneità all’esercizio della professione sanitaria per il preminente rilievo pubblico di garanzia e controllo che si richiede.

Per assicurare il raggiungimento di tali scopi la sospensione dall’albo deve essere piena e incondizionata.

Si rammenta che, ai sensi del terzo comma dell’articolo in questione, è prevista una pena detentiva e pecuniaria nei confronti del professionista che ha determinato altri a commettere il reato di cui al primo comma, ovvero ha diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo.

Disporre che la sospensione è limitata, nei termini di cui sopra, consente al sanitario di credere di poter svolgere le «altre» attività. Situazione che non pare essere in linea con il dettato normativo, che statuisce che la vaccinazione è requisito essenziale allo svolgimento della professione complessivamente intesa.

Torino, 2 settembre 2021

Il Coordinatore Generale/Commissario
per il piano vaccinale COVID-19
Dott. Antonio Rinaudo

 

10/2021 MODALITA' DI RILASCIO DELLE CERTIFICAZIONI DI ESENZIONE ALLA VACCINAZIONE ANTI SARS-COV-2


Al fine di chiarire alcuni dubbi interpretativi inerenti alla fattispecie indicata in oggetto, occorre ribadire quanto già affermato nella circolare del Ministero della Salute 0035309-04/08/2021-DGPRE-DGPRE-P recante “Certificazioni di esenzione alla vaccinazione anti-COVID-19” trasmessa alle SS.VV. mediante comunicazione n. 169 del 5.8.2021.

Pertanto, fino al 30 settembre 2021, salvo ulteriori disposizioni, le certificazioni potranno essere rilasciate direttamente dai medici vaccinatori dei Servizi vaccinali delle Aziende ed Enti dei Servizi Sanitari Regionali o dai Medici di Medicina Generale o Pediatri di Libera Scelta dell’assistito che operano nell’ambito della campagna di vaccinazione anti-SARS-CoV-2 nazionale. La certificazione deve essere rilasciata a titolo gratuito, avendo cura di archiviare la documentazione clinica relativa, anche digitalmente, attraverso i servizi informativi vaccinali regionali con modalità definite dalle singole Regioni/PA, anche per il monitoraggio delle stesse. Le certificazioni dovranno contenere:

  • i dati identificativi del soggetto interessato (nome, cognome, data di nascita);
  • la dicitura: “soggetto esente alla vaccinazione anti SARS-CoV-2”. Certificazione valida per consentire l’accesso ai servizi e attività di cui al comma 1, art. 3 del decreto-legge 23 luglio 2021, n 105;
  • la data di fine di validità della certificazione, utilizzando la seguente dicitura “certificazione valida fino al _________” (indicare la data, al massimo fino al 30 settembre 2021);
  • Dati relativi al Servizio vaccinale della Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Regionale in cui opera come vaccinatore COVID-19 (denominazione del Servizio – Regione);
  • Timbro e firma del medico certificatore (anche digitale);
  • Numero di iscrizione all’ordine o codice fiscale del medico certificatore.

I certificati non possono contenere altri dati sensibili del soggetto interessato (es. motivazione clinica della esenzione). Per il rilascio di tali certificazioni potranno essere utilizzate anche le piattaforme regionali già preposte al rilascio di certificati vaccinali e di inidoneità alla vaccinazione.

Inoltre, al fine di un ulteriore approfondimento della materia trattata occorre ribadire che l’art. 4, comma 1, del decreto-legge 1 aprile 2021, n. 44 convertito nella legge 28 maggio 2021 n. 76 recante “Misure urgenti per il contenimento dell'epidemia da COVID-19, in materia di vaccinazioni anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici” dispone che: “In considerazione della situazione di emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2, fino alla completa attuazione del piano di cui all'art. 1, comma 457, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell'erogazione delle prestazioni di cura e assistenza, gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario (di cui all'art. 1, comma 2, della legge 1° febbraio 2006, n. 43,) che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socioassistenziali, pubbliche e private, (nelle farmacie, nelle parafarmacie) e negli studi professionali sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita per la prevenzione dell'infezione da SARS-CoV-2. La vaccinazione costituisce requisito essenziale per l'esercizio della professione e per lo svolgimento delle (prestazioni lavorative dei soggetti) obbligati. La vaccinazione è somministrata nel rispetto delle indicazioni fornite dalle regioni, dalle province autonome e dalle altre autorità sanitarie competenti, in conformità alle previsioni contenute nel piano”. Il comma 2 stabilisce altresì che “Solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale, la vaccinazione di cui al comma 1 non è obbligatoria e può essere omessa o differita”.

Roma, 2 settembre 2021

Il Presidente FNOMCeO
Dott. Filippo Anelli

 

7/2021 OBBLIGO DI VACCINAZIONE PER LA PREVENZIONE DELL’INFEZIONE DA SARS-COV-2

 

 ATTENZIONE!

Sospensione immediata ed obbligatoria dall’esercizio della professione fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o comunque non oltre il 31 dicembre 2021

 

In relazione all’obbligo di vaccinazione per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2 per tutti gli esercenti le professioni sanitaria e gli operatori di interesse sanitario introdotto dall’art. 4 del DL n. 44/2021, convertito in Legge n. 76/2021, e dei conseguenti adempimenti in capo agli Ordini professionali la Federazione Naz.le è intervenuta presso il Ministero della Salute per acquisire l’esatta interpretazione degli obblighi normativi scaturenti dalle disposizioni su menzionate al fine di fornire precisi indirizzi agli Omceo territoriali.

Con nota del 17 giugno il predetto Ministero ha definitivamente chiarito la natura della sospensione dall’esercizio professionale dei professionisti che non ottemperino all’obbligo vaccinale e i conseguenti provvedimenti che gli Ordini devono adottare.

Come dettagliatamente illustrato e pedissequamente ripreso nella nota del Ministero della Salute, nel fascicolo Iter Senato del decreto-legge n.44/2021 IL COMMA 6 DELL’ART. 4 SU MENZIONATO ATTRIBUISCE ALL’AZIENDA SANITARIA L’ACCERTAMENTO DELLA MANCATA OSSERVANZA DELL’OBBLIGO VACCINALE DALLA QUALE DISCENDE LA SOSPENSIONE EX LEGE DALL’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE SANITARIA E DALLA PRESTAZIONE DELL’ATTIVITÀ LAVORATIVA.

L’ACCERTAMENTO VIENE COMUNICATO DALLA ASL ALL’INTERESSATO, AL DATORE DI LAVORO E AGLI ORDINI PROFESSIONALI PERCHÉ NE PRENDANO ATTO E ADOTTINO I PROVVEDIMENTI E LE MISURE DI COMPETENZA.

IL SUCCESSIVO COMMA 7 STABILISCE TESTUALMENTE CHE LA SOSPENSIONE È COMUNICATA IMMEDIATAMENTE ALL’INTERESSATO DALL’ORDINE PROFESSIONALE.

DA QUANTO SOPRA ESPOSTO EMERGE CON CHIAREZZA CHE UNA VOLTA RICEVUTO L’ATTO DI ACCERTAMENTO DELLA ASL L’ORDINE E, NELLO SPECIFICO, LA COMPETENTE COMMISSIONE D’ALBO DEVE ADOTTARE TEMPESTIVAMENTE DELIBERA DI COMMISSIONE AVENTE CARATTERE DI MERA PRESA D’ATTO DELLA SOSPENSIONE DEL PROFESSIONISTA INTERESSATO RIPORTANDO L’ANNOTAZIONE RELATIVA NELL’ALBO PROFESSIONALE.

PERTANTO L’ORDINE SI TROVA NEI CONFRONTI DELL’ACCERTAMENTO DELLA ASL IN UNA POSIZIONE DI MERO ESECUTORE RISPETTO A PROVVEDIMENTO ADOTTATO DA ALTRO SOGGETTO GIURIDICO CONSEGUENTEMENTE AL QUALE DEVE NECESSARIAMENTE DAR SEGUITO E CONTEMPORANEAMENTE DEVE DARE COMUNICAZIONE ALL’INTERESSATO DEGLI EFFETTI CHE DALL’ATTO DI ACCERTAMENTO DELLA ASL DISCENDONO, E CHE CONSISTONO NELLA SOSPENSIONE TEMPORANEA DALL’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE FINO ALL’ASSOLVIMENTO DELL’OBBLIGO VACCINALE O COMUNQUE NON OLTRE IL 31 DICEMBRE 2021.

Nella comunicazione succitata dovrà inoltre essere evidenziato che nei confronti del provvedimento di sospensione è ammesso unicamente ricorso amministrativo al TAR nei termini di 60 gg. dalla data di notifica.

IL PRESIDENTE NAZIONALE
Dott. Filippo Anelli

 Roma, 21 giugno 2021

icon Scarica la comunicazione del Ministero della Salute “Sospensione obbligatoria ex DL n. 44/2021

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